Il Cloud sta finalmente sbocciando. Lo si vede dal fremito che si sente nel mondo delle iniziative opensource dove la volontà è quella di spingersi a voler identificare una o una serie di piattaforme di riferimento per andare a definire una infrastruttura minima per il cloud. CloudStack sta definitivamente diventando il player che integra anche OpenStack nella propria soluzione.
Differenti Cloud Service Provider stanno valutando l’integrazione di Cloud Stack all’interno della loro infrastruttura. Tutto è più lineare, molto orientato al management nello stile Plesk e che permette di integrarsi a piattaforme di virtualizzazione diverse.
Il differenziale interessante tra le diverse feature di CloudStack c’è la compatibilità con le API di Amazon. E’ possibile riusare completamente lo skill e le applicazioni che lavorano con Amazon direttamente su CloudStack e andare quindi ad amministrare un set di piattaforme completamente da una api comune.
Questa opzione da manforte allo spirito di Amazon e consolida il fatto che un utente può tranquillamente iniziare a sviluppare le proprie applicazioni per amazon e poi migrarle con un effort basso di integrazione a CloudStack e quindi a una varietà di piattaforme.
L’approccio di CloudStack è assolutamente pragmatico e convalida il fatto che una buona esposizione di una API il più possibile aperta rende la soluzione vincente. Quindi ancora una volta un maggior valore al modo con il quale si espongono i servizi oltre che a che alla funzionalità stessa. Poi nella core logic l’integrazione di diversi service providers gioca il suo ruolo.
Ma quale è il futuro di uno stack senza client intelligenti e leggeri?
Lo strato di interfaccia è rimarcato essere il nodo centrale dell’integrazione e il cloud ne è proprio la conferma.
Sul cloud si sta già pensando anche ai client, ma nessuno sta mettendo in relazione l’alto proliferare di api restful con dei client o delle tecniche di interazione emergenti. Il 27 aprile 2012 è stato pubblicato un draft sui Web Intents, dove si specifica una delle evoluzioni delle funzionalità dei browser.
Così come le API sono passate da un modello pesante a un modello light con la loro versione restful, anche la tecnica di loro invocazione sta emergendo con dei paradigmi leggeri passando da un meccanismo AJAX like a un processo più nativo nel browser.
Web Intent è una specifica nata proprio per permettere ai browser di eseguire una service discovery e andare a fare delle invocazione ai servizi esposti dal server in maniera semplice e lineare direttamente dal codice HTML.
La logica deriva anche dalle esperienze fatte nello sviluppo per Android, le applicazioni fanno service discovery che si manifestano negli intenti e poi eseguono delle funzionalità.
La logica degli intenti è un paradigma leggero per scoprire i servizi, invocarli e scambiare informazioni tra uno User Agent – che può essere anche una mobile device – e il corrispondente servizio server.
Questa nuova specifica, contemporaneamente al fenomeno del cloud visto – per ora – come una soluzione utile per i server e il computing, apre la possibilità di collegare, attraverso le intenzioni, servizi sul cloud. Il paradigma quindi sta evolvendo e dobbiamo lavorare focalizzati a rilasciare una serie di intentions per i diversi Stack sul cloud.
Il Cloud diventa così più disponibile, le applicazioni si manifestano in modo diverso e hanno la capacità di offrire funzionalità in relazione alla quantità di servizi che il cloud stesso sta rendendo disponibili. I client, in qualche modo si staccano dalle componenti server e attraverso un solo client si potranno scoprire servizi su cloud differenti.
Attraverso la service discovery, in certi contesti sono intenzionalmente esposte alcune funzionalità mentre altre saranno nascoste. Le applicazioni si manifestano quindi come una serie di intenzioni che un utente può intraprendere e le intenzioni si collegano ai diversi provider che implementano la stessa API.
Lo vediamo anche in Italia; la necessità di aderire a framework come CloudStack e OpenStack sta emergendo velocemente e nei prossimi giorni lavoreremo nell’ottica di introdurre le cloud intentions in integrazione con Cloud Stack e promuovere così il completamento client del modo con il quale si erogano e si usano i servizi sul cloud.
Questo permetterà l’emergere di mashup e servizi client che saranno polimorfici rispetto ai servizi ai quali si attaccheranno.