Lunedì mattina, abbiamo fatto la nostra retrospettiva sull’ultimo sprint. I valori che identifichiamo nelle restrospettive sono identificati dal fatto che cerchiamo di mantenere un ambiente e un gruppo di lavoro senza ego. La finalità delle retrospettive, a fine di ogni iterazione è quella di rafforzare un team rendendolo sempre più aperto, rispettevole, democratico e proattivo oltre che capace. Durante questo momento di introspezione collettiva le persone cercano di buttare via i propri rancori cercando di accettare le critiche e guardando l’opportunità di imparare dagli altri. La mentalità è che negli altri si manifesta quello che sono io e la cosa, davvero più importante, è quella di riuscire a fare sempre al meglio il proprio lavoro cosicchè i programmatori possano condividere codice, rivedere il lavoro di altri migliorandolo, trovare bugs e anche fissarli.
La retrospettiva di lunedì è stata speciale! Dopo i diversi commenti, frustrazioni, delusioni dello sprint scorso c’è stata una idea: Agiamo in modalità da Commando!
Anche se il termine, persolamente non mi piace perchè evoca un ambiente belligerante, la nostra idea di “commando” significa: facciamo uno sforzo comune per risolvere i problemi più importanti.
Tutti per uno uno per tutti.
Lo sprint backlog è già ordinato per priorità di business; le attività più importanti sono quindi prima e man mano che si scende si vedono le attività meno importanti. Agire a “commando” significa pensare a uno sprint backlog dove le attività siano anche definite in modo da poter essere prese in carico da persone differenti e contemporaneamente.
Questa è la lezione che abbiamo imparato dallo o dagli sprint precedenti, aiutarsi e progettare per essere aiutati. Anche la progettazione tecnica, infatti, deve essere pensata per poter essere estesa e modificata contemporaneamente da più parti.
Facendo una analogia lo sprint è come una partita di rugby in cui, la prima meta è il primo obiettivo per riuscire a vincere la partita. La seconda il secondo e così via. La palla ovale è il testimone che indica il progresso che si sta facendo.
Tutti lavorano affinchè la palla ovale vada in meta per la prima meta, poi per la seconda e via fino alla fine della partita. Durante questo momento non c’è nessuno che sta lavorando per la seconda o la terza meta. Nessuno, almeno, all’interno del team. Forse sarà il compito di qualcuno fuori dal team che osserva gli impedimenti per cercare di capire come risolverli e far lavoro di squadra in maniera più armoniosa.
Tutto il team lavora con un obiettivo ben preciso: portare la palla a meta, alla prima meta. Tutti hanno un ruolo preciso, ma nessuno si sconvolge se si trova coinvolto in mischia e gioca nei tre quarti. Tutti prendono il task e cercano di portarlo a meta.
Questo è lo spirito con il quale stiamo lavorando, e questa è la lezione che stiamo continuando ad imparare.
