Come è possibile che un gruppo di persone, anche se tutte nuove in un contesto, riescano ad agire sempre allo stesso modo e a vivere in una sofferenza che forse neanche conoscono davvero?
La paura è una condizione che passa ed è distribuita inconsapevolmente e collettivamente. Basta essere “infettati” da una persona che ha vissuto nella paura che si sente già della paura. E’ interessare notare come un gruppo di scienziati abbia fatto un esperimento analogo su un gruppo di 5 scimmie.
L’esperimento
Hanno rinchiuso un gruppo di 5 scimmie in un locale dove dentro c’era una scala e in cima alla scala c’era un casco di banane. Ogni volta che una scimmia tentava di salire la scala per prendere il casco di banane pioveva su tutte le scimmie una doccia di acqua gelata.
Man mano che tutte le scimmie provavano, facevano guadagnare a tutte una doccia gelida e tutte le altre si persuadevano a salire. Il gruppo delle prime cinque scimmie ha tentato di prendere le banane in cima alla scala ricevendo sempre la stessa ricompensa.
Gli scienziati hanno allora provato a togliere una scimmia e a mettere una scimmia nuova, che non conosceva quell’ambiente all’interno. Prima che salisse la scala questa scimmia era persuasa dalle altre scimmie a salire. Non ha potuto sperimentare la doccia fredda perchè le altre scimmie le hanno impedito di salire sulla scala.
Successivamente, gli studiosi, hanno pensato di sostituire a una ad una tutte le altre scimmie e sono riusciti ad avere un gruppo di scimmie che non aveva mai ricevuto una doccia fredda perchè aveva salito la scala. Nel momento che una scimmia cercava di salire però era dissuasa dalle altre seppur non conoscessero l’effetto di quella azione.
Nel gruppo di scimmie era permeata la paura; avevano imparato che non era da salire la scala ma non ne comprendevano la ragione. Si erano private la libertà di scoprire e quindi si erano limitate esclusivamente a vivere in quella stanza senza conoscere davvero le relazioni al contorno.
Questo è quello che, anche noi, sperimentiamo sulla nostra pelle quando creiamo o quando viviamo un ambiente caratterizzato dalla paura. Tutto risulta magicamente inibito e nessuno ne riesce a comprendere più le relazioni. Si vive un processo di frustrazione collettivo dove non si riesce a determinarne più la causa.
Riuscire a oltrepassare la soglia della paura
L’esperimento mostra chiaramente come la cultura della paura riesca a lavorare sugli individui e già nel momento in cui un individuo vive vicino ad un altro individuo questo gli passa empaticamente tutto ciò che ha preso e che ha dentro.
Ci sono due punti principali sui quali mi soffermo a riflettere:
- l’empatia è un veicolo di informazioni inimmaginabile;
- il coraggio di cambiare è la caratteristica che un gruppo deve maturare
L’empatia è la capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona. Nel momento in cui due persone si incontrano, molto è già travasato. Molta della sofferenza è già travasata da una parte all’altra. Così come l’empatia si travasa anche la capacità di godere delle sfortune altrui. E’ dimostrato come il contesto sociale stia lavorando per riuscire a costruire un sistema anti-sociale. Differenti studi mostrano come i videogiochi, i brani musicali e molto altro siano i permeanti di un modello di derisione, di affossamento della socialità e in definitiva di empatia. Come nell’esperimento delle scimmie, anche nell’uomo molte docce fredde e molti inibitori sono attuati ogni istante e attraverso ogni mezzo.
Anche nell’ambiente di lavoro si vive questa attitudine. E’ inevitabile e assolutamente umano passare le proprie emozioni empaticamente. Bisogna essere consapevoli che i media hanno un atteggiamento anti-sociale perchè anche sulla paura si riesce a guidare e plasmare un gruppo di persone che agiscono in un contesto sociale.
Empatia, compassione e simpatia
Vedere simpatico l’ambiente nel quale si vive, far si che forse una doccia fredda può smorzare dei bollenti spiriti e non solo punire è un modo con il quale poter ambire a quel casco di banane che solo la paura non ci sta permettendo di raccogliere. Le situazioni vissute serenamente e consapevolmente portano ad avere una visione positiva dell’esperienza anche quando l’esperienza non è del tutto positiva. Tutto ciò che si vive empaticamente se trasformato in azioni concrete, permette di poter trasformare un ambiente anti-sociale in un ambiente pro-sociale.
Una determinata volontà retrospettiva permette di correggere le proprie azioni nel modo giusto in cui la compassione, la frustrazione e tutti i segnali anti-sociali vengono indirizzati in azioni che portino a un livello di maturità superiore l’esperienza che si sta provando. E’ quindi necessario fermarsi e riflettere sulle sofferenze, sulla ricerca di aiuto e sullo sdrammatizzare situazioni in modo da coglierne il segno per impostare delle azioni che portino la compassione da uno stato mentale a qualcosa di molto concreto.
Ci sono differenti modi per educare e due di questi si basano rispettivamente sulla paura e sull’amore. Un ambiente sereno che cresce è un ambiente in cui le scimmie riescono alla fine a salire la scala e a raccogliere il casco di banane. Fermarsi tutti a riflettere e a riportare le proprie sensazioni è un gesto che porta a compimento un pensiero a favore della vita sociale.

Molto interessante, grazie per la riflessione.
Mi soffermo solo a spezzare una lancia in favore della paura, sentimento che viene giustamente descritto come primitivo e profondamente empatico, sia per chi lo trasmette che per chi lo riceve.
Nel mondo animale la paura ‘emaptica’ trasmessa dai genitori ai piccoli è fondamentale per la sopravvivenza.
In questi contesti la paura (sana) è sempre orientata all’azione.
Quello che invece accade in società complesse e organizzate, dove la paura è figlia di una sovrastruttura di ‘convenzioni’, ‘gerarchie’ e presunte ‘regole’ la paura porta spesso all’immbolismo acritico, esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe accadere.
Del resto non è facile elaborare le proprie paure personali, figuriamoci quelle collettive sopratutto in contesti punitivi.
Forse è proprio la creazione di un contesto non punitivo un primo passo.
Grazie Augusto,
sono d’accordo. Creare ambienti non punitivi è un primo passo importante e fondamentale.
Grazie per il contributo