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		<title>E’ il “cloud” un’autentica rivoluzione? &#8211; parte 2-5</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 07:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “cloud” è un fenomeno nascente ed ancora in forte accelerazione. La società di ricerca Gartner ha stimato in 114 Miliardi di dollari il mercato dei servizi “cloud” per il 2014. Ciò che distingue il cloud da un punto di &#8230; <a href="http://mondora.com/e-il-cloud-unautentica-rivoluzione-parte-2-5/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il “cloud” è un fenomeno nascente ed ancora in forte accelerazione. La società di ricerca Gartner ha stimato in 114 Miliardi di dollari il mercato dei servizi “cloud” per il 2014.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-6737" title="Cloud" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/02/Cloud.jpeg" alt="" width="480" height="300" /></p>
<p>Ciò che distingue il cloud da un punto di vista industriale è anche il fatto che sia disponibile soprattutto “on Demand”. Questo è vero per le applicazioni, le piattaforme, le infrastrutture ed i servizi di sostegno.</p>
<p>Esattamente il contrario dei servizi informatici e di connettività che abbiamo conosciuto fin’ora; dai mainframe ai mini PC e la relazione “client-server”. Questi sono detti infatti “on Premises”.</p>
<p>I primi ad essere colpiti da questa rivoluzione sono gli sviluppatori di software. Prima è arrivato l’open source ed oggi il “cloud”. Oggi si può accedere allo stato dell’arte delle risorse ad una frazione del costo rispetto ad un modello tradizionale dove bisogna necessariamente acquisire le risorse in solido.</p>
<p>Il “cloud” quindi si è andato a declinare in “Private“, “Public” ed “Hybrid cloud”2. Queste declinazioni si stanno confermando come le scelte strategiche di dove andare a installare i propri sistemi. Il tutto è guidato prevalentemente da razionali economici prima che da razionali tecnici.</p>
<p>Pertanto, almeno dal punto di vista concettuale, esercire un’applicazione su un “cloud ibrido” piuttosto che su un “cloud privato” è un fattore esclusivamente di business (economico e legale) ed è determinato, oltre che dai costi, dalla velocità con la quale si riesce a fare “commissioning” e “decommissioning” delle risorse necessarie.</p>
<p>Tutto ciò solo grazie al fatto che dal punto di vista architetturale il mondo dell’IT ha iniziato a scrivere strati software gestibili via API3 nelle piattaforme Java (che è uno dei linguaggi software più comuni oggi) attivandoli e disattivandoli secondo i bisogni del momento (on-demand appunto).</p>
<p>In breve non solo posso accendere e spegnere macchine virtuali, ma anche accendere e spegnere componenti software allo stesso tempo. Questo tecnicismo ha implicazioni che vale la pena illustrare perché modifica in maniera sostanziare l’interazione uomo-macchina.</p>
<p>Il lavoro dell’uomo quindi per installare e configurare i sistemi su vasta scala è via via nettamente rimpiazzato da strumenti automatici. Fino a poco tempo fa, fare il “provisioning” (allestire e mettere a disposizione ecc.) di una macchina e di un “ambiente” (sistema operativo, software etc. ) voleva dire approvvigionare l’hardware, richiedere l’intervento sistemistico specializzato e pianificare il lavoro.</p>
<p>Insomma tempo, risorse e investimenti ingenti fonti di “lock-in” rispetto a determinati sistemi. Sul “cloud” oggi tutto è rimpiazzato da console grafiche e più in generale da automi in grado di costruire autonomamente gli spazi necessari.</p>
<p>Lo stesso vale per le piattaforme (application server e databases) e per il software. Qui la vera rivoluzione è data dalla possibilità di prendere diversi lavoratori, specializzarli su determinate competenze, metterli in relazione fra loro, rendendo le loro competenze complementari fra loro, e quindi determinare un unico ciclo di produzione, in cui i saperi dei singoli formino un patrimonio di conoscenza condiviso.</p>
<p>La differenza sostanziale rispetto al passato è che in questo contesto i “lavoratori” sono sia umani sia non umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="/e-il-cloud-unautentica-rivoluzione-parte-1-5/">Vai alla parte 1</a></p>
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		<title>Sencha partnership: Mobile web app development</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 06:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunichiamo con piacere la nostra partnership con Sencha che ci permette di offrire lo sviluppo di applicazioni mobile secondo gli standard moderni e secondo le linee guida più recenti. Siamo dell&#8217;idea che una applicazione debba pensare prima di tutto alle &#8230; <a href="http://mondora.com/sencha-partnership-mobile-web-app-development/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunichiamo con piacere la nostra partnership con Sencha che ci permette di offrire lo sviluppo di applicazioni mobile secondo gli standard moderni e secondo le linee guida più recenti.</p>
<p>Siamo dell&#8217;idea che una applicazione debba pensare prima di tutto alle funzionalità da portare sul mobile e i tablet piuttosto che riprenderla dal web e portarla sul mobile.<br />
Partendo da questo presupposto stiamo sempre di più sposando la filosofia del mobile first: questo ci aiuta anche a capire quali funzionalità implementare e quali informazioni sono davvero necessarie e minime.</p>
<p>Questo è il principale motivo per il quale stiamo continuamente cercando tecniche per riuscire a sviluppare una applicazione con dei frontend diversi ma comuni. Html5 e i browser moderni ci confermano la tendenza e che questo è il giusto approccio. Seguiamo dai primordi il framework Ext JS e abbiamo visto con piacere il rinominare di Ext JS in Sencha e la pubblicazione in beta di Sencha Touch.</p>
<p>Il nostro lavoro, quindi, si consolida maggiormente; riusciamo ad aiutare i nostri clienti a ad implementare con lo stesso paradigma del mobile first al quale siamo abitutati, applicazioni anche su iPhone e Android.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sencha.com/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6726" title="Sencha Logo" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/02/sencha-large-300x112.png" alt="" width="300" height="112" /></a></p>
<p>La nostra partnership con Sencha e il continuare a lavorare con Ext JS ci permette di poter aggiungere una completezza importante. Il framework di Sencha fornisce una solida transizione per tutte quelle applicazioni Flex che devono essere portate in Html5. La nostra capacità sta nel riuscire a progettare e migrare il porting sul mobile di una applicazione web  già esistente.</p>
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		<title>Chargify and Java</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Mondora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le soluzioni software As A Service, spesso prevedono dei meccanismi di pagamento per utilizzo, e sul mercato vi sono vari fornitori di strumenti di pagamento. Chargify è abbastanza popolare nel mercato delle aziende startup e permette agevolmente l’integrazione, attraverso delle &#8230; <a href="http://mondora.com/chargify-and-java/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6713" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/02/Screen-Shot-2012-02-06-at-15.09.32-.png"><img class="size-medium wp-image-6713" title="Grafting code and technologies" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/02/Screen-Shot-2012-02-06-at-15.09.32--300x255.png" alt="Grafting code and technologies" width="300" height="255" /></a><p class="wp-caption-text">Grafting code and technologies</p></div>
<p>Le soluzioni software As A Service, spesso prevedono dei meccanismi di pagamento per utilizzo, e sul mercato vi sono vari fornitori di strumenti di pagamento.<br />
Chargify è abbastanza popolare nel mercato delle aziende startup e permette agevolmente l’integrazione, attraverso delle api RESTful, da qualsiasi tecnologia.<br />
La caratteristica più significativa della proposta di Chargify è il “recurrent billing”, ovvero la capacità di effettuare degli addebiti periodici, ad esempio mensili.<br />
Fra le tecnlologie fornite di esempio all’integrazione NON è presente java. Non è presente ? Si, come se i signori di Chargify dessero per scontato l’integrazione, oppure considerassero il linguaggio di poco interesse. C’è un esempio in Scala.</p>
<p>E allora, di fronte alla necessità di un cliente, dell’integrazione fra di un’applicazione JEE6 con Chargify, ci siamo armati di calma e pazienza. Ci siamo rimboccati le maniche e grazie alla potenza di Jaxb, abbiamo realizzato un integrazione, object oriented, fra Java e Chargify. Il tutto con una test code coverage del 99%, test unitari e funzionali, in poche ore di lavoro.</p>
<p>Il risultato è stata una soluzione efficiente ed efficace, fatta di poche classi, che mette in evidenza la semplicità delle API. I requisiti sono Java 1.5, maven 2.2, httpclient 4. Per qualsiasi informazione contattaci, siamo felici di condividere la nostra esperienza.</p>
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		<title>E’ il “cloud” un’autentica rivoluzione? &#8211; parte 1-5</title>
		<link>http://mondora.com/e-il-cloud-unautentica-rivoluzione-parte-1-5/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 20:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Patrizio Bianchi, Francesco Mondora, Filippo Zanella 1. Che cosa è e che cosa non è “cloud” Per chi scrive il “cloud” è l’espressione di una maturazione di condizioni industriali. Alcune tecniche come i mega-­‐‑datacenters, e altre, non prettamente tecniche, come &#8230; <a href="http://mondora.com/e-il-cloud-unautentica-rivoluzione-parte-1-5/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Patrizio Bianchi, Francesco Mondora, Filippo Zanella</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-6709 aligncenter" title="imgres" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/02/imgres.jpeg" alt="" width="275" height="184" /></p>
<p><strong>1. Che cosa è e che cosa non è “cloud”</strong></p>
<p>Per chi scrive il “cloud” è l’espressione di una maturazione di condizioni industriali. Alcune tecniche come i mega-­‐‑datacenters, e altre, non prettamente tecniche, come le giuste condizioni politiche. E non ultima, un’altissima mobilità delle relazioni personali e di lavoro moltiplicata dai c.d. “social media”. Questa si traduce in miliardi di persone “iper-­‐‑connesse” le quali trovano nei servizi offerti in “cloud” una delle risposte possibili che il mercato loro offre. In termini di comunicazione questo ha significato per esempio, l’abrogazione della differenza strutturale tra emittenti e destinatari del messaggio. Tecnicamente il “cloud”i è la capacità di mettere risorse (software ed hardware) a disposizione di un’utenza diffusa. Uno dei principali vantaggi economici del “cloud” è la sua capacità di affrontare la variabilità di utilizzo delle risorse mitigando i picchi rispetto agli schemi d’uso stessi. E’ utile ricordare che il fenomeno del “cloud computing” così come oggi lo conosciamo, solo nel 2005 non esisteva ancora. Certamente c’erano pionieri che fin dagli anni ’60 parlavano e teorizzavano di “distributed computing”. Altri innovatori come Google che avevano giá lanciato “servizi” come Google Mail, ma solo nel 2006 inoltrato, dopo che Amazon lanciò un nuovo servizio commerciale, Amazon Web Services, o “AWS”, si può parlare seriamente di “cloud computing”. La differenza è che nel 2006 Amazon mette a disposizione del mondo intero un’autentica architettura distribuita di migliaia di macchine e applicativi correlati, su scala globale (i pre-­‐‑requisiti all’accesso sono una connessione internet ed una carta di credito) con caratteristiche di affidabilità industriale. Insomma non solo “servizi” ma vere e proprie “infrastrutture” on-­‐‑demand come “S3” (simple storage service), “EC2” (elastic compute cloud), “Mechanical Turk” (rent human brain / artificial intelligence). Amazon voleva (e vuole) principalmente monetizzare sulla propria straordinaria capacità di saper fare sistemi estremamente scalabili, solidi ed affidabili ed ha iniziato una rivoluzione dove tutti hanno dovuto inseguire: prima gli innovatori come Google, ma anche Facebook e Twitter. Subito a seguire i player storici come Microsoft, IBM, HP, Oracle, Cisco ecc.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>rotta verso JBoss AS7</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Mondora</dc:creator>
				<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[architect]]></category>
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		<category><![CDATA[per-VM]]></category>
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		<category><![CDATA[opensource]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova migrazione di un&#8217;altra applicazione JEE da JBoss 4.2.3 a JBoss AS7. Il nuovo application server di redhat non è una evoluzione, come le precedenti versioni, ma è una completa rivoluzione. Gran parte dei concetti sono rimasti, è comunque certificato per &#8230; <a href="http://mondora.com/rotta-verso-jboss-as7/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/brazil-amazon.jpg"><img class="size-medium wp-image-6695 alignleft" title="jungle road" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/brazil-amazon-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Una nuova migrazione di un&#8217;altra applicazione JEE da JBoss 4.2.3 a JBoss AS7.</p>
<p>Il nuovo application server di redhat non è una <em>evoluzione</em>, come le precedenti versioni, ma è una completa <em>rivoluzione</em>.<br />
Gran parte dei concetti sono rimasti, è comunque certificato per JEE 6, ma la loro strutturazione è cambiata e non<br />
è facile trovare come configurarli con in testa la struttura classica di jboss.</p>
<p>E allora nascono ClassNotDefFoundException, difficoltà con dipendenze, moduli, sicurezza, thread, pooling, porte ecc.</p>
<p>L&#8217;aspetto più delicato ed importante è capire i moduli e le loro dipendenze. Alcuni moduli hanno delle dipendenze implicite, sulle quali fare leva<br />
per risolvere le classi e i files, altri moduli hanno bisogno di dichiarazioni di inclusione o esclusione specifica.<br />
A differenza delle versioni precedenti, ora è possibile configurare un file che definisce e struttura il deployment: il file jboss-deployment-structure che<br />
controlla il dettaglio di funzionamento e dipendenze nel classloading.</p>
<p>JBoss AS7, nella versione 7.1 è final. Prova la rivoluzione.</p>
<p>Abbiamo appena terminato con successo un altro porting da 4.2.3 alla 7.1: mettiamo a disposizione le nostre consulenze, anche da remoto, per facilitare il lavoro.</p>
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		<title>Lesson Learned: tutti per uno, uno per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
				<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[scrum]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì mattina, abbiamo fatto la nostra retrospettiva sull&#8217;ultimo sprint. I valori che identifichiamo nelle restrospettive sono identificati dal fatto che cerchiamo di mantenere un ambiente e un gruppo di lavoro senza ego. La finalità delle retrospettive, a fine di ogni &#8230; <a href="http://mondora.com/lesson-learned-tutti-per-uno-uno-per-tutti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì mattina, abbiamo fatto la nostra retrospettiva sull&#8217;ultimo sprint. I valori che identifichiamo nelle restrospettive sono identificati dal fatto che cerchiamo di mantenere un ambiente e un gruppo di lavoro senza ego. La finalità delle retrospettive, a fine di ogni iterazione è quella di rafforzare un team rendendolo sempre più aperto, rispettevole, democratico e proattivo oltre che capace. Durante questo momento di introspezione collettiva le persone cercano di buttare via i propri rancori cercando di accettare le critiche e guardando l&#8217;opportunità di imparare dagli altri. La mentalità è che negli altri si manifesta quello che sono io e la cosa, davvero più importante, è quella di riuscire a fare sempre al meglio il proprio lavoro cosicchè i programmatori possano condividere codice, rivedere il lavoro di altri migliorandolo, trovare bugs e anche fissarli.</p>
<p><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/meta.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6689" title="meta" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/meta-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>La retrospettiva di lunedì è stata speciale! Dopo i diversi commenti, frustrazioni, delusioni dello sprint scorso c&#8217;è stata una idea: Agiamo in modalità da Commando!</p>
<p>Anche se il termine, persolamente non mi piace perchè evoca un ambiente belligerante, la nostra idea di &#8220;commando&#8221; significa: facciamo uno sforzo comune per risolvere i problemi più importanti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tutti per uno uno per tutti.</strong></p>
<p> Lo sprint backlog è già ordinato per priorità di business; le attività più importanti sono quindi prima e man mano che si scende si vedono le attività meno importanti.  Agire a &#8220;commando&#8221; significa pensare a uno sprint backlog dove le attività siano anche definite in modo da poter essere prese in carico da persone differenti e <strong>contemporaneamente</strong>.<br />
Questa è la lezione che abbiamo imparato dallo o dagli sprint precedenti, aiutarsi e progettare per essere aiutati. Anche la progettazione tecnica, infatti, deve essere pensata per poter essere estesa e modificata contemporaneamente da più parti.</p>
<p>Facendo una analogia lo sprint è come una partita di rugby in cui, la prima meta è il primo obiettivo per riuscire a vincere la partita. La seconda il secondo e così via. La palla ovale è il testimone che indica il progresso che si sta facendo.</p>
<p>Tutti lavorano affinchè la palla ovale vada in meta per la prima meta, poi per la seconda e via fino alla fine della partita. Durante questo momento non c&#8217;è nessuno che sta lavorando per la seconda o la terza meta. Nessuno, almeno, all&#8217;interno del team. Forse sarà il compito di qualcuno fuori dal team che osserva gli impedimenti per cercare di capire come risolverli e far lavoro di squadra in maniera più armoniosa.</p>
<p>Tutto il team lavora con un obiettivo ben preciso: portare la palla a meta,<strong> alla prima meta</strong>. Tutti hanno un ruolo preciso, ma nessuno si sconvolge se si trova coinvolto in mischia e gioca nei tre quarti. Tutti prendono il task e cercano di portarlo a meta.</p>
<p>Questo è lo spirito con il quale stiamo lavorando, e questa è la lezione che stiamo continuando ad imparare.</p>
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		<title>Nuovo corso su Agilità sul Cloud: diventare più veloci e performanti con metodo e tecnica.</title>
		<link>http://mondora.com/nuovo-corso-su-agilita-sul-cloud-diventare-piu-veloci-e-performanti-con-metodo-e-tecnica/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Longoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud Computing]]></category>
		<category><![CDATA[training]]></category>

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		<description><![CDATA[Come tutti i seminari che eroghiamo, li eroghiamo dopo che ne abbiamo comprovata esperienza di modo da portare ai nostri clienti un valore pratico oltre che al valore teorico. Due paradigmi stanno fondando il mercato: i metodi agili e il &#8230; <a href="http://mondora.com/nuovo-corso-su-agilita-sul-cloud-diventare-piu-veloci-e-performanti-con-metodo-e-tecnica/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti i seminari che eroghiamo, li eroghiamo dopo che ne abbiamo comprovata esperienza di modo da portare ai nostri clienti un valore pratico oltre che al valore teorico.</p>
<p>Due paradigmi stanno fondando il mercato: i metodi agili e il cloud computing. I metodi agili, con la loro caratteristica e peculiarità permettono di guadagnare velocità nello sviluppo e di applicazioni mentre il cloud con la sua particolare forma di erogazione permette di costruire sistemi, componenti e servizi che possano essere riusati non solo dal punto di vista architetturale ma anche operativo e di esercizio su clienti diversi creando prospettive economiche differenti (si pensi ad Amazon, nota libreria online, che vende ora anche macchine a tempo).</p>
<p>La missione di ogni azienda è quella di rilasciare sempre più velocemente e a una qualità sempre maggiore del software che possa essere esteso e riutizilizzato facilmente anche da terze parti.</p>
<p>Infatti internet con la sua caratteristica di diffusione di servizi permette di utilizzare servizi forniti all’esterno come un CRM o database non relazionale o una piattaforma di log acquisita as a service.Il cloud è confuso generalmente come ad una offerta pubblica in cui i servizi che si comprano sono pubblici, quando invece può essere implementato all’interno di un proprio datacenter sia dal punto di vista infrastrutturale che applicativo.</p>
<p>Le applicazioni possono essere estese ospitando a loro volta delle applicazioni che le estendono. Si pensi alle applicazioni di Saleforce sviluppate con Force.com che danno grande contributo alla piattaforma di CRM oppure alle applicazioni di LinkedIN o di Facebook.</p>
<p>La vera sfida che le aziende dovranno affrontare sarà il riuscire nella erogazione di servizi in cui la velocità di delivery e la capacità di estensione e di utilizzo da clienti multipli saranno il requisito base o il differenziale rispetto alla concorrenza.</p>
<p>Oltre alla metodologia, che sarà utilizzata per gestire il seminario, si affronteranno temi come l’evoluzione della SOA o di applicazioni enterprise verso la multi-tenancy, le problematiche legate al riuso o uso di servizi anche di terzi e tutte le note architetturali atte ad implementare una soluzione moderna ed efficace.</p>
<p>Il seminario sviluppa una impostazione attraverso la quale si può stabilire un processo e un modo di progettare il proprio business, le proprie applicazioni e la propria infrastruttura per essere ampliamente riusabili.</p>
<p>Per saperne di più: <a href="/cloud-computing/agilita-sul-cloud-diventare-piu-veloci-e-performanti-con-metodo-e-tecnica/?preview=true&amp;preview_id=6674&amp;preview_nonce=2d1b00d5f9">Agilità sul Cloud: diventare più veloci e performanti con metodo e tecnica.</a></p>
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		<title>Scrum Impress &#8211; css3</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
				<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud Computing]]></category>
		<category><![CDATA[css3]]></category>
		<category><![CDATA[prezi]]></category>
		<category><![CDATA[scrum]]></category>

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		<description><![CDATA[CSS3 sta portando una serie di innovazioni per animare elementi di una pagina web impressionanti. La versatilità di tali componenti sta stravolgendo il modo con il quale si possono consegnare informazioni. Prezi ci ha dato la possibilità già di vedere &#8230; <a href="http://mondora.com/scrum-impress-css3/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CSS3 sta portando una serie di innovazioni per animare elementi di una pagina web impressionanti. La versatilità di tali componenti sta stravolgendo il modo con il quale si possono consegnare informazioni. Prezi ci ha dato la possibilità già di vedere come si possano realizzare delle slides e come sia possibile condividerle tramite il web. Il cloud e più in generale la evoluzione dei sistemi operativi nati per la rete come Chrome OS, stanno segnando una nuova epoca in cui le informazioni che vogliamo distribuire vengano interpretate dalle device di riferimento e il livello di finiture sia estremamente alto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/scrum-impress/#/introduction"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6671" title="Scrum Impress" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/Screen-Shot-2012-01-16-at-12.32.54-PM-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a></p>
<p>Per questo abbiamo pensato da un po&#8217; di tempo di approcciare le presentazioni dai clienti come qualcosa di diversamente comunicativo. Siamo una realtà con forte innovazione tecnologica e riteniamo importante scovare dei nuovi paradigmi con i quali metterci alla prova.</p>
<p>Html 5 e CSS3 sono due strategie di frontend che stanno svecchiando il modo abituale di lavorare; il fatto che Adobe abbia deciso di discontinuare flash sugli handset la dice lunga e fa capire come il cloud stia prepotentemente attestando tecnologie il più possibili aperte e versatili.</p>
<p>Pertanto anche le &#8220;slides&#8221; che presentiamo ai nostri clienti cerchiamo di arricchirle con qualche innovazione tecnica. E&#8217; successo anche giovedì scorso quando ero in viaggio per andare a visitare un cliente e ho voluto entrare maggiormente nei dettagli di CSS3 per fare qualche effetto di zoom in, zoom out, rotazioni e animazioni su una presentazione di Scrum. E&#8217; possibile fare il fork della presentazione su github direttamente qui: <a href="https://github.com/fmondora/impress.js">https://github.com/fmondora/impress.js</a> come è anche possibile andare a vedere una demo direttamente qui: <a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/scrum-impress/#/introduction">http://mondora.com/wp-content/uploads/scrum-impress/#/introduction</a></p>
<p>Volevo descrivere scrum come qualcosa di vivo, unico, consistente e in assoluto movimento. Le canoniche slides non potevano andare bene, così ho pensato di lavorare a un prototipo di come il flusso delle informazioni dovrebbe funzionare. Ho preparato uno sketch su carta e poi sono passato a buttarle su omnigraffle per identificare le proporzioni tra le sezioni. Ho poi tradotto il tutto in html e dato le rispettive formattazioni.</p>
<p>Vedere scrum in movimento mi è piaciuto e non so se ero più entusiasta io intanto che presentavo piuttosto che il cliente che vedeva il lavoro di quasi 4 ore di viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al lavoro amici miei &#8211; let&#8217;s go jamming</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 07:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
				<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[scrum]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[positività]]></category>
		<category><![CDATA[social development]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ambiente di lavoro è il luogo dove si spende circa un terzo della propria giornata; è uno spazio di socializzazione e dove nascono delle dinamiche intrapersonali che possono essere positive e negative. Dallo studio fatto da Tom Rath e Jim &#8230; <a href="http://mondora.com/al-lavoro-con-i-miei-amici-lets-go-jamming/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ambiente di lavoro è il luogo dove si spende circa un terzo della propria giornata; è uno spazio di socializzazione e dove nascono delle dinamiche intrapersonali che possono essere positive e negative. Dallo studio fatto da Tom Rath e Jim Harter, ricercatori al Gallup, è emerso che l&#8217;uomo ha bisogno di socializzare per circa 6 ore al giorno e il processo di socializzazione avviene sia al lavoro che fuori dal lavoro.</p>
<p><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/b-404132-people_talking.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6640" title="Persone che parlano" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/b-404132-people_talking-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a></p>
<p>A prescindere dall&#8217;età, tutte le persone che socializzano hanno bisogno di socializzare per almeno 6 ore: i più giovani utilizzano i social media per poi incontrarsi fisicamente mentre i più anziani utilizzano le mail, i telefoni e gli strumenti più arcaici immaginabili.<br />
Le forme di socializzazione sono diverse quindi in relazione all&#8217;età delle persone, ma di fatto, sono lo strumento con il quale si cerca il prossimo per star bene.<br />
Infatti sempre nello studio, è stato confermato che il benessere generale di una persona può essere ripartito in cinque segmenti: benessere di carriera, benessere sociale, benessere finanziario, benessere fisico e benessere di comunità che esprime il senso di appagamento che si ha nella comunità nella quale si vive.<br />
Mentre il 66% della popolazione intervistata ha raggiunto il benessere di uno di questi segmenti, solo il 7% è in equilibrio su tutti e 5.</p>
<p>Il luogo di lavoro è un posto dove si può far leva su diversi di questi elementi e quindi aumentare il proprio benessere. E&#8217; quindi importante riuscire a manifestare uno spazio di socializzazione all&#8217;interno dell&#8217;ambiente di lavoro e favorire anche la socializzazione per lasciar nascere delle amicizie. E&#8217; altresì importante, andare al lavoro con la mente aperta alla socializzazione e alla condivisione anche di certi fatti della propria vita personale.</p>
<p>Se la possibilità di socializzare tra i lavoratori non è permessa, lo stato d&#8217;animo può trasformarsi rapidamente in negativo e con l&#8217;approccio empatico andare a logarare se non a distruggere l&#8217;entusiasmo di tutti. Al contrario più è possibile parlare di situazioni positive, più il gruppo pensa positivo.</p>
<p>Lo studio dei ricercatori di Gallup, ha anche valutato quanto costa un ambiente negativo rispetto a un ambiente positivo. Sempre nella loro indagine, fatta su circa 17.000 persone, hanno quantificato che la perdita per l&#8217;azienda per un giorno di malattia è di circa 348$ al giorno e che una azienda dove lo stato d&#8217;animo è positiva perde circa 840$ all&#8217;anno per persona mentre una che soffre $ 6.168 e, infine, una azienda dove c&#8217;è il più basso benessere  perde 28.800$.</p>
<p>Il benessere, come anche gli stati d&#8217;animo, sono quindi da tenere in conto anche nella conduzione di gruppi o di aziende ed è necessario favorire momenti di socializzazione tra tutti i membri. Il singolo lavoratore deve considerare che il proprio atteggiamento si rifletterà sugli altri del gruppo e, in risonanza, si ritrasmetterà su se stesso. Quindi un mood negativo, porterà il mood negativo al collega e di riflesso magari il giorno dopo ritornerà.</p>
<p>Non è possibile controllare i discorsi, ma è possibile inoculare la positività con un atteggiamento positivo. Questo man mano va a creare un ambito in cui si cresce.</p>
<p>Le aziende devono stabilire momenti di conversazione e di socializzazione. Dal punto di vista lavorativo, i metodi agili sono un gran veicolo per poter iniziare la socializzazione. Una nostra pratica è quella di organizzare un pre-scrum in cui oltre che parlare di lavoro cerchiamo di coinvolgerci anche con quello che è successo fuori dal lavoro: il tutto ovviamente rispettando la privacy di ognuno.</p>
<p>Così come i daily meeting, anche le riunioni possono iniziare parlando della nostra vita fuori dal lavoro creando un ambiente &#8220;chatty&#8221;. Si possono fare delle camminate fuori dal lavoro durante la pausa pranzo, con un pranzo al sacco e collettivamente camminare.</p>
<p>Quello che conta è creare una opportunità per poter dialogare, visto che se si creano le opportunità per dialogare le persone lo faranno.</p>
<p>Fino a poco tempo fa, quando anche noi eravamo molto più distribuiti sul territorio e non avevamo la possibilità di vederci nello stesso ufficio frequentemente, organizzavamo delle Jam Session.<br />
Ci incontravamo in qualche ambiente specifico per stare due giorni &#8220;isolati&#8221; e ognuno portava un proprio pensiero di qualcosa. Lo spirito era però quello di voler stare assieme e voler condividere un po&#8217; tutti. Una volta abbiamo cucinato tutti assieme a coppie. Abbiamo affittato la cucina di un rifugio alpino dove eravamo &#8220;segregati&#8221; in cima ad una montagna. Si cucinava in pair e dovevamo riuscire in questa attività condividendo tutti la cucina e gli strumenti in cucina. La fine della giornata oltre che con il dovuto pranzo è stata la premiazione della miglior coppia con un cappello da cuoco.</p>
<p>Penso che chiunque abbia vissuto questo episodio si ricordi con gran piacere la positività che è nata e il rapporto di rispettiva fratellanza che si è instaurato in quell&#8217;ambito. Chiunque rivolga un pensiero ai propri colleghi in quella situazione, ne sia ancora estasiato e possa riuscire a soprassedere a rancori o arrabbiature del momento. Rancori o arrabbiature che avrebbero creato un ambito di tensione. Per far questo è necessario che tutti instaurino la dovuta consapevolezza che le proprie azioni si ribaltano alla fine su se stessi.</p>
<p>E&#8217; il momento di fermarci ancora e di inventare un prossimo incontro di questo tipo.</p>
<p>Riferimenti: <a href="http://gmj.gallup.com/content/151499/Business-Good-Friends.aspx">http://gmj.gallup.com/content/151499/Business-Good-Friends.aspx</a></p>
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		<title>La cultura della paura e l&#8217;inibizione al cambiamento</title>
		<link>http://mondora.com/la-cultura-della-paura-e-linibizione-al-cambiamento/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 06:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mondora</dc:creator>
				<category><![CDATA[agile]]></category>
		<category><![CDATA[antisocial]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>

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		<description><![CDATA[Come è possibile che un gruppo di persone, anche se tutte nuove in un contesto, riescano ad agire sempre allo stesso modo e a vivere in una sofferenza che forse neanche conoscono davvero? La paura è una condizione che passa &#8230; <a href="http://mondora.com/la-cultura-della-paura-e-linibizione-al-cambiamento/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come è possibile che un gruppo di persone, anche se tutte nuove in un contesto, riescano ad agire sempre allo stesso modo e a vivere in una sofferenza che forse neanche conoscono davvero?</p>
<p><strong>La paura</strong> è una condizione che passa ed è distribuita inconsapevolmente e collettivamente. Basta essere<em> &#8220;infettati&#8221;</em> da una persona che ha vissuto nella paura che si sente già della paura. E&#8217; interessare notare come un gruppo di scienziati abbia fatto un esperimento analogo su un gruppo di 5 scimmie.</p>
<p><a href="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/hout-land-monkey-ladder-516-.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6634" title="hout-land-monkey-ladder-516-" src="http://mondora.com/wp-content/uploads/2012/01/hout-land-monkey-ladder-516--300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<h3>L&#8217;esperimento</h3>
<p>Hanno rinchiuso un gruppo di 5 scimmie in un locale dove dentro c&#8217;era una scala e in cima alla scala c&#8217;era un casco di banane. Ogni volta che una scimmia tentava di salire la scala per prendere il casco di banane pioveva su tutte le scimmie una doccia di acqua gelata.<br />
Man mano che tutte le scimmie provavano, facevano guadagnare a tutte una doccia gelida e tutte le altre si persuadevano a salire. Il gruppo delle prime cinque scimmie ha tentato di prendere le banane in cima alla scala ricevendo sempre la stessa ricompensa.</p>
<p>Gli scienziati hanno allora provato a togliere una scimmia e a mettere una scimmia nuova, che non conosceva quell&#8217;ambiente all&#8217;interno. Prima che salisse la scala questa scimmia era persuasa dalle altre scimmie a salire. Non ha potuto sperimentare la doccia fredda perchè le altre scimmie le hanno impedito di salire sulla scala.</p>
<p>Successivamente, gli studiosi, hanno pensato di sostituire a una ad una tutte le altre scimmie e sono riusciti ad avere un gruppo di scimmie che non aveva mai ricevuto una doccia fredda perchè aveva salito la scala. Nel momento che una scimmia cercava di salire però era dissuasa dalle altre seppur non conoscessero l&#8217;effetto di quella azione.</p>
<p>Nel gruppo di scimmie era permeata la paura; avevano imparato che non era da salire la scala ma non ne comprendevano la ragione. Si erano private la libertà di scoprire e quindi si erano limitate esclusivamente a vivere in quella stanza senza conoscere davvero le relazioni al contorno.</p>
<p>Questo è quello che, anche noi, sperimentiamo sulla nostra pelle quando creiamo o quando viviamo un ambiente caratterizzato dalla paura. Tutto risulta magicamente inibito e nessuno ne riesce a comprendere più le relazioni. Si vive un processo di frustrazione collettivo dove non si riesce a determinarne più la causa.</p>
<h3>Riuscire a oltrepassare la soglia della paura</h3>
<p>L&#8217;esperimento mostra chiaramente come la cultura della paura riesca a lavorare sugli individui e già nel momento in cui un individuo vive vicino ad un altro individuo questo gli passa empaticamente tutto ciò che ha preso e che ha dentro.</p>
<p>Ci sono due punti principali sui quali mi soffermo a riflettere:</p>
<ol>
<li>l&#8217;empatia è un veicolo di informazioni inimmaginabile;</li>
<li>il coraggio di cambiare è la caratteristica che un gruppo deve maturare</li>
</ol>
<p>L&#8217;empatia è la capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d&#8217;animo di un&#8217;altra persona. Nel momento in cui due persone si incontrano, molto è già travasato. Molta della sofferenza è già travasata da una parte all&#8217;altra. Così come l&#8217;empatia si travasa anche la capacità di godere delle sfortune altrui. E&#8217; dimostrato come il contesto sociale stia lavorando per riuscire a costruire un sistema anti-sociale. <a href="http://www.psychologytoday.com/blog/fulfillment-any-age/201109/down-schadenfreude-empathy">Differenti studi mostrano come i videogiochi</a>, i brani musicali e molto altro siano i permeanti di un modello di derisione, di affossamento della socialità e in definitiva di empatia. Come nell&#8217;esperimento delle scimmie, anche nell&#8217;uomo molte docce fredde e molti inibitori sono attuati ogni istante e attraverso ogni mezzo.</p>
<p>Anche nell&#8217;ambiente di lavoro si vive questa attitudine. E&#8217; inevitabile e assolutamente umano passare le proprie emozioni empaticamente. Bisogna essere consapevoli che i media hanno un atteggiamento anti-sociale perchè anche sulla paura si riesce a guidare e plasmare un gruppo di persone che agiscono in un contesto sociale.</p>
<h3>Empatia, compassione e simpatia</h3>
<p>Vedere simpatico l&#8217;ambiente nel quale si vive, far si che forse una doccia fredda può smorzare dei bollenti spiriti e non solo punire è un modo con il quale poter ambire a quel casco di banane che solo la paura non ci sta permettendo di raccogliere. Le situazioni vissute serenamente e consapevolmente portano ad avere una visione positiva dell&#8217;esperienza anche quando l&#8217;esperienza non è del tutto positiva. Tutto ciò che si vive empaticamente se trasformato in azioni concrete, permette di poter trasformare un ambiente anti-sociale in un ambiente pro-sociale.</p>
<p>Una determinata volontà retrospettiva permette di correggere le proprie azioni nel modo giusto in cui la compassione, la frustrazione e tutti i segnali anti-sociali vengono indirizzati in azioni che portino a un livello di maturità superiore l&#8217;esperienza che si sta provando. E&#8217; quindi necessario fermarsi e riflettere sulle sofferenze, sulla ricerca di aiuto e sullo sdrammatizzare situazioni in modo da coglierne il segno per impostare delle azioni che portino la compassione da uno stato mentale a qualcosa di molto concreto.</p>
<p>Ci sono differenti modi per educare e due di questi si basano rispettivamente sulla paura e sull&#8217;amore. Un ambiente sereno che cresce è un ambiente in cui le scimmie riescono alla fine a salire la scala e a raccogliere il casco di banane. Fermarsi tutti a riflettere e a riportare le proprie sensazioni è un gesto che porta a compimento un pensiero a favore della vita sociale.</p>
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