L’ambiente di lavoro è il luogo dove si spende circa un terzo della propria giornata; è uno spazio di socializzazione e dove nascono delle dinamiche intrapersonali che possono essere positive e negative. Dallo studio fatto da Tom Rath e Jim Harter, ricercatori al Gallup, è emerso che l’uomo ha bisogno di socializzare per circa 6 ore al giorno e il processo di socializzazione avviene sia al lavoro che fuori dal lavoro.
A prescindere dall’età, tutte le persone che socializzano hanno bisogno di socializzare per almeno 6 ore: i più giovani utilizzano i social media per poi incontrarsi fisicamente mentre i più anziani utilizzano le mail, i telefoni e gli strumenti più arcaici immaginabili.
Le forme di socializzazione sono diverse quindi in relazione all’età delle persone, ma di fatto, sono lo strumento con il quale si cerca il prossimo per star bene.
Infatti sempre nello studio, è stato confermato che il benessere generale di una persona può essere ripartito in cinque segmenti: benessere di carriera, benessere sociale, benessere finanziario, benessere fisico e benessere di comunità che esprime il senso di appagamento che si ha nella comunità nella quale si vive.
Mentre il 66% della popolazione intervistata ha raggiunto il benessere di uno di questi segmenti, solo il 7% è in equilibrio su tutti e 5.
Il luogo di lavoro è un posto dove si può far leva su diversi di questi elementi e quindi aumentare il proprio benessere. E’ quindi importante riuscire a manifestare uno spazio di socializzazione all’interno dell’ambiente di lavoro e favorire anche la socializzazione per lasciar nascere delle amicizie. E’ altresì importante, andare al lavoro con la mente aperta alla socializzazione e alla condivisione anche di certi fatti della propria vita personale.
Se la possibilità di socializzare tra i lavoratori non è permessa, lo stato d’animo può trasformarsi rapidamente in negativo e con l’approccio empatico andare a logarare se non a distruggere l’entusiasmo di tutti. Al contrario più è possibile parlare di situazioni positive, più il gruppo pensa positivo.
Lo studio dei ricercatori di Gallup, ha anche valutato quanto costa un ambiente negativo rispetto a un ambiente positivo. Sempre nella loro indagine, fatta su circa 17.000 persone, hanno quantificato che la perdita per l’azienda per un giorno di malattia è di circa 348$ al giorno e che una azienda dove lo stato d’animo è positiva perde circa 840$ all’anno per persona mentre una che soffre $ 6.168 e, infine, una azienda dove c’è il più basso benessere perde 28.800$.
Il benessere, come anche gli stati d’animo, sono quindi da tenere in conto anche nella conduzione di gruppi o di aziende ed è necessario favorire momenti di socializzazione tra tutti i membri. Il singolo lavoratore deve considerare che il proprio atteggiamento si rifletterà sugli altri del gruppo e, in risonanza, si ritrasmetterà su se stesso. Quindi un mood negativo, porterà il mood negativo al collega e di riflesso magari il giorno dopo ritornerà.
Non è possibile controllare i discorsi, ma è possibile inoculare la positività con un atteggiamento positivo. Questo man mano va a creare un ambito in cui si cresce.
Le aziende devono stabilire momenti di conversazione e di socializzazione. Dal punto di vista lavorativo, i metodi agili sono un gran veicolo per poter iniziare la socializzazione. Una nostra pratica è quella di organizzare un pre-scrum in cui oltre che parlare di lavoro cerchiamo di coinvolgerci anche con quello che è successo fuori dal lavoro: il tutto ovviamente rispettando la privacy di ognuno.
Così come i daily meeting, anche le riunioni possono iniziare parlando della nostra vita fuori dal lavoro creando un ambiente “chatty”. Si possono fare delle camminate fuori dal lavoro durante la pausa pranzo, con un pranzo al sacco e collettivamente camminare.
Quello che conta è creare una opportunità per poter dialogare, visto che se si creano le opportunità per dialogare le persone lo faranno.
Fino a poco tempo fa, quando anche noi eravamo molto più distribuiti sul territorio e non avevamo la possibilità di vederci nello stesso ufficio frequentemente, organizzavamo delle Jam Session.
Ci incontravamo in qualche ambiente specifico per stare due giorni “isolati” e ognuno portava un proprio pensiero di qualcosa. Lo spirito era però quello di voler stare assieme e voler condividere un po’ tutti. Una volta abbiamo cucinato tutti assieme a coppie. Abbiamo affittato la cucina di un rifugio alpino dove eravamo “segregati” in cima ad una montagna. Si cucinava in pair e dovevamo riuscire in questa attività condividendo tutti la cucina e gli strumenti in cucina. La fine della giornata oltre che con il dovuto pranzo è stata la premiazione della miglior coppia con un cappello da cuoco.
Penso che chiunque abbia vissuto questo episodio si ricordi con gran piacere la positività che è nata e il rapporto di rispettiva fratellanza che si è instaurato in quell’ambito. Chiunque rivolga un pensiero ai propri colleghi in quella situazione, ne sia ancora estasiato e possa riuscire a soprassedere a rancori o arrabbiature del momento. Rancori o arrabbiature che avrebbero creato un ambito di tensione. Per far questo è necessario che tutti instaurino la dovuta consapevolezza che le proprie azioni si ribaltano alla fine su se stessi.
E’ il momento di fermarci ancora e di inventare un prossimo incontro di questo tipo.
Riferimenti: http://gmj.gallup.com/content/151499/Business-Good-Friends.aspx
